La Storia
Il villino Marignoli è forse l'opera più riuscita di Giulio Magni, uno degli architetti italiani più interessanti dell’inizio del ‘900.
Pronipote del Valadier, Magni fu artefice di alcune delle grandi opere edilizie dei primi decenni del nuovo secolo: il Ministero della Marina (1911), concorso per la Galleria Nazionale di Arte Moderna a Villa Giulia (1911), le case popolari a Testaccio (1903 – 1914), il Palazzo della Pace all’Aja, alcuni villini di notevole interesse architettonico quali il villino Almajà e la Villa Pacelli in Via Aurelia.
Il Villino Marignoli è articolato in un volume principale e in alcuni corpi secondari. Interamente risolto dal disegno degli elementi in marmo posti all'interno della superficie in mattoni, il suo linguaggio si ispira all'edilizia nordica medioevale. Nella seconda metà degli anni ’70 fu ristrutturato nello stato attuale.
La ristrutturazione fu un processo lungo e complesso. Gli edifici si presentavano diroccati e pericolanti. Quello principale era per la maggior parte privo del tetto, demolito nella parte dello spigolo prospiciente il giardino, aveva quasi tutti i solai e le scale sfondati e pericolanti; l'edificio più piccolo, anche se in condizioni meno precarie, aveva il tetto pericolante ed i solai sfondati.
Il complesso originale era composto da un edificio principale (ora palazzina "A") destinato ad abitazione, e da un edificio secondario destinato ai servizi (palazzina "B"), collegati da un giardino.
Il tema progettuale consisteva nel restauro degli edifici esistenti e nella realizzazione, al di sotto degli stessi e del giardino, di un piano servizi e negozi a quota – 2,50/3,50 m e di un piano garage a quota – 6,70 m, in modo che fossero disponibili le attrezzature idonee a rendere il complesso efficiente
Oltre a garantire la stabilità statica delle strutture, la ristrutturazione è riuscita sia a ricostruire le parti demolite, in modo tale che l'edificio tornasse, per la parte in elevato, a mostrarsi come era all'atto della costruzione, sia a renderlo fruibile come richiesto nel 1975.
La Residenza è stata da allora meta di soggiorno di turisti stranieri ma anche di italiani che vi hanno trovato un rifugio tranquillo dove poter soggiornare per lunghi periodi, tra questi Federico Fellini, Pietro Notarianni, il regista Dario Argento ed il commediografo Giuseppe Manfridi.

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